"Essere letti dà la stessa gioia del bere un vinocolore del rubino, spaccato dal soledi un tramonto estivo,quando la stagione ha già dato ogni frutto".***
La voce umana è il primo strumento di qualsiasi musica, dove le parole pronunciate sono le note scritte sullo spartito.
Nel nostro dire le cose esprimiamo concetti che, se ben correlati, ci conducono a immagini precise, significanti; ma c’è sempre anche una melodia e un’armonia nel suono delle parole: anche una formula matematica potrà dunque avere, alla fine, una musica propria perché, pur parlando di figure perfette e concluse, può persino simboleggiare un infinito o un nulla.
Poesia e musica sono dunque tra le massime espressioni dell’essere umano perché assomigliano più al vento, al buio o alla luce, all’immischiamento d’amore quanto alla sofferenza. Nella poesia le emozioni diventano il canto della voce, una lirica che fa vibrare l’aria in una necessità profonda.
Come scrittore di racconti, di sceneggiature, e persino di libri di filosofia rimango debitore ai miei innumerevoli tentativi di essere - alla fine, ma forse sin dall’inizio – compositore nei suoni della poesia. Non so se io sia riuscito nella mia faticosa ambizione, ma sono certo che nulla avrei mai potuto scrivere in prosa se non ricordando che le parole hanno senso, autentico, solo nel loro saper suscitare il nostro sogno d’essere.
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PREFAZIONE DELL'AUTORE
«Dei miei numerosi viaggi a Venezia avrei la presunzione di ricordare molt cose; ma, in verità, mi tornano alla mente solo scorci di immagini, spesso banali e persino insignificanti: sono quindi anche e solo oggetti che riemergono con il "sapore" che, di un luogo come questo, rimane sempre indelebile. Così, ad esempio, ricordo il gesto del portiere dell'hotel, quando mi consegnò la chiave della camera: un gesto molto banale, ma che ha lasciato un segno evidente in un angolo del mio essere profondo. È così che ho vissuto il tempo magico dei miei soggiorni, dove è stata l'anima stessa di questa città, avvolta nella sua magia, a esprimersi; e qui non ho quasi mai fotografato i suoi monumenti famosi ma, prima di tutto, quelle cose che vivono e sopravvivono nella quotidianità dei giorni.
Presento quindi questa breve raccolta che è la scrittura della mia immaginazione delle cose, prima di essere un documento che è forse e per sempre impossibile da tracciare di una città come questa.
È una città che racconta cose che, del reale, sono solo il simulacro».
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LE IMMAGINI E IL PENSIERO
Nel mio ormai lungo vivere ho cercato diversi modi per esprimere l’emozione stessa dell’esistere. Accanto ai miei film, ai miei saggi e ai miei libri di racconti, la mia passione per le immagini è sempre stata una costante indelebile, come una nota continua che non cessa mai di vibrare nell’aria.
Credo oggi che, senza questo mio amore per le immagini, anche i miei racconti scritti non avrebbero mai porìtuto vedere la luce; mi accorgo infatti che in ogni frase da me scritta c’è il tentativo di rappresentare un’immagine che, seppure fluida, in qualche modo ne rappresenta il cuore autentico. Il nostro pensare è sempre immagine delle cose, e queste immagini sono dunque la sostanza stessa, del nostro pensiero.
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Una storia d'amore vissuto. Le emozioni del ricordo, della nostalgia ma anche della gratitudine.
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Questo breve saggio non è una storia dell'arte, ma si pone alcune domande radicali come alternativa: quali sono le motivazioni che ci spingono a considerare un'opera qualsiasi come "artistica"? Cosa "muove" in noi, nelle nostre emozioni, l'opera quando poi è definita "d'arte"? In sintesi, con uno stile che mi auguro semplice ma preciso, ho tentato di descrivere tutto ciò che l'arte vuole condividere con la nostra ricerca perpetua di una bellezza che ci appartiene, profondamente.
L'arte è lo strumento che fabbrica i nostri stessi sogni.
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Cos'è un'immagine? La parola trova la sua origine nel greco mimos, che significa "imitatore". Un'immagine, quindi, non è mai la cosa stessa nella sua materialità, ma la sua riproduzione. Cosa significa questo? Significa che ognuno di noi, invariabilmente, costruisce nel pensiero le proprie immagini delle cose: il fiore che tu ed io guardiamo non è lo stesso fiore per entrambi, perché io l'avrò osservato dal mio punto di vista e tu dal tuo e perché io, guardandolo, proverò anche un'emozione particolare del momento, e tu la tua. Ma anche di un ricordo della stessa cosa io avrò la mia immagine, e tu la tua, dove questi ricordi consistono nel riportare nel nostro pensiero individuale una o una serie di figure che gli corrispondono. Senza le nostre immagini mentali le cose, per noi, non esisterebbero affatto:
ci nutriamo della nostra imitazione persistente del mondo.
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IL CORPO NUDO E LA SUA ANIMA
« Come nell’umido,
e tiepido la notte
s’evapora verde,
e sonora si trascina
la luna
come un canto.
Ci siamo scritti
su fogli arricciati,
coperti di polverina lieve»
UNA PRESUNZIONE DELL’AUTORE
Il mondo è fatto di figure che ci stanno attorno. A volte, ci perseguitano.
E chi tra noi non ha mai pensato di ricrearle, queste immagini? magari perché le vorremmo trattenere, e interrogare?
Ci sono dunque figure che rappresentano se stesse semplicemente per ciò che sono: ad esempio, un cane su un marciapiede; e noi le vediamo queste sagome del mondo, ma non restiamo mai indifferenti perché, sempre, attribuiamo loro una storia: così quel cane ci racconta di non avere un padrone, anche perché non ha un collare né, dunque, una targhetta con il suo nome. E dove starà andando? E’ così che noi ci raccontiamo il mondo, cosa dopo cosa, giorno dopo giorno: siamo i creatori continui della vita di tutto ciò che ci circonda.
Infine ci sono momenti in cui, in qualche modo, magari ci acquietiamo e, allora, le cose iniziano a risorgere in noi, come figure vaganti in una sorta di piccolo sogno: sono l’inevitabile ricordo di tutto ciò che avevamo visto. Ma questi ricordi sono quadri evanescenti, che non occupano più lo spazio delle nostre cronache del quotidiano e, allora, il reale si conforma in noi su piani inclinati e intersecanti. Sarà allora in questo nostro vaneggiare che sentiamo il fascino di ciò che diciamo essere un’opera dell’arte, perché l’arte è la creazione interiore di una specie di sogno, che è una realtà alternativa.
Ecco: quel nostro cane forse ha voltato l’angolo e ci viene la voglia di seguirlo, per rintracciare un senso al suo stesso vagare.
E inizia, qui, l’immaginazione dell’artista che vive in ognuno di noi, perché noi il mondo non lo vogliamo solo vedere per ciò che è, ma per ciò che potrebbe essere: per ciò che ogni cosa può rappresentare su un piano dilatato, dell’esistere. L’arte, dunque, è l’aprire una porta importante verso tutto ciò che ancora non sappiamo.
La voce umana è il primo e finale strumento musicale per il nostro dire del vivere. Ma tra una parola e l'altra rinasce, continuo, il silenzio, e allora il silenzio si fa parola esso stesso: anche nei nostri silenzi noi ci raccontiamo qualcosa dell'essere del mondo.
La filosofia, da sempre, ha tentato di dare spiegazione al perché le cose esistano e, nel particolare, perché esistano invece che non esserci: se mi chiedo «Perché io ci sono?» la scienza del mondo mi spiegherà che la mia presenza fu causata dall’accoppiamento dei miei genitori, che furono spinti a crearmi dal naturale istinto di riproduzione... Ma la filosofia vuole qualcosa di più: vuole sapere perché io sia qui presente visto che, alla fine, avrei ben potuto non esserci. Per elaborare le proprie stesse conclusioni nel merito, la filosofia avrà costruito veri e propri sistemi conoscitivi fondati sull’esercizio di una razionalità possibilmente giustificata. Ma c’è da sempre stato, nella filosofia, anche il desiderio di indagare il significato di tutte quelle cose che, in tutta apparenza, non sono riducibili di per se stesse a un ragionamento stringato; tra queste, l’idea che noi continuamente pensiamo come «veri», fattivi, importanti alcuni nostri pensieri e considerazioni che ci nascono dentro spontanei, come fiori trascinati a vivere dalla luce che li illumina: in breve, la filosofia si chiede se - prima e al di là di qualsiasi sistema razionale - il «cuore» del mondo non sia in qualche modo percepibile attraverso le nostre stesse emozioni.
Una filosofia estetica è dunque una meditazione sulla possibile verità nascosta nel nostro emozionarci dinanzi al mistero del mondo.
In questo breve libro, dunque, avrò cercato di mettere in relazione le nostre emozioni con alcune immagini, mie, nelle quali ho tentato di esprimere qualcosa, delle cose, che difficilmente sarebbe esprimibile se non attraverso
la loro pura e semplice contemplazione.
"Qui, guardando le stagioni trascorse e trascorrenti del mio giardino,
il reale dovrebbe per me decadere,come un dire impossibile, in attesa di una vecchiaia veloce;ma così non è stato (fortuna, o condanna) perché ho volato"oltre, là", dove scorre un Ruscello di Bosco,
dove Querce Antiche raccolgono la saggezza di Mondodove una breve, luminescente storia d’amore
attraversa Tempo, l’incalcolabile."a G.qui sotto uno stralcio della favola detta da un'attrice
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Dopo tanti anni di scrittura ho imparato che tu, che ora mi stai leggendo, vorrai essere condotto dentro a un mondo che infine non esiste, perché è questo l’orizzonte che sempre ci attira, nelle opere dell’arte. E dunque scriverò di un mondo altro, perché a nessuno interessa il vivere se non come metafora, e simbolo. Allora noi che scriviamo non siamo altro che pittori davanti alla tela, e poi abbiamo la pretesa di esporre le nostre opere e ce ne stiamo lì accanto, per leggere lo sguardo di chi passa sulla strada.
Ora, che ha fatto sapere – in una menzogna – di aver gettato le carte una volta e per sempre, sicuramente è libera di ascoltarle, quelle sue voci, come di chi si accompagna in un viaggio.
Ecco. Stanno ora parlando a questa notte estiva, e anch’esse ricordano perché il vivere è sempre un ricordare. E stanno raccontando, alla fine, che forse tutto è davvero un gioco, l’intrecciarsi di apparenze che si tessono in sfondi leggeri.
La notte è dunque il luogo che Sofia ama.
E poi ama anche la pioggia, perché collega la terra con il cielo.
Se lo vorrai, porta con te questo mio pensiero. Che non sia troppo tardi,
per riguardarci negli occhi e gridare ciò che, forse, non ha voce.
Se l’amore dunque (o forse) ci attrae perché sfugge sempre ogni reale comprensione, allora l’amante esperto sa sottrarsi, sa togliere la propria immagine all’amante, si fa cercare, ché se fosse compreso davvero sino in fondo morirebbe, ai suoi occhi: il suo essere ne uscirebbe risucchiato.
Così l’arte dello scrivere e del parlare, e del comporre suoni è un’arte di assenze, di silenzi. Come disse un grande amante dell’arte, il senso vero del quadro sta fuori dallo spazio angusto della cornice: il senso delle cose sta sempre là, oltre, non nelle cose mostrate, bensì in quelle che non sono state dette, che non saranno mai dette.
Il senso è mistero, è parola di silenzio ed è dunque, e anche, ombra nella luce.
Amiamo il sapere in ciò che non sappiamo, e amiamo l’amante perché mai ci appartiene.
Se fosse in musica, sarebbe un "improvviso".
Così, è un ricordo, una confessione, un piccolo gesto d'amore.
a G.
."Cade già qualche piccolo fiocco gelato: dalla densità del cielo, questa sarà una grande notte.
Da sempre, ho colloquiato con il cielo.
Abbiamo spesso, insieme, colloquiato con il cielo
"Ricordi?..."
Abbiamo spesso, insieme, colloquiato con il cielo
"Ricordi?..."
Vorrei ritrovare, qui, fra quindici anni lo splendido sorriso che mi è entrato dentro.
Se succedesse, sarebbe tremendo.
Ma lo vorrei comunque: con lei, la morte, è necessario essere chiari e coraggiosi.
E poi, in questo ultimo sole, chissà che tu non mi stia un po’ pensando: e basterebbe questo, forse, per affrontare la notte.