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Mario Roccato

è nato a Como nel 1953, e vive a Como.
Laureato in Filosofia a Milano
ha da sempre approfondito, assieme ai temi ontologici della materia,
le componenti psicoanalitichedella conoscenza di noi stessi.
Manager per anni, ha poi fondato
un proprio studio di comunicazione d’immagine
per Aziende Multinazionali.
Ha negli anni organizzato e diretto
oltre 40 eventi con i massimi esponenti
della filosofia e della cultura.
In questi ultimi due anni sta raccogliendo e rivedendo
tutti i propri scritti di una vita, mai presentati
ad alcun editore, che sono dedicati tanto alla filosofia
quanto alla letteratura e alla poesia.
Da sempre appassionato di fotografia e cinematografia,
e dopo la realizzazione di numerosi cortometraggi
ha infine scritto, prodotto, diretto e montato
il suo primo lungometraggio
[Scrivere un amore, 2020, 82’],
che ha ottenuto ad oggi oltre
340 primi premi internazionali.


LETTERATURA


*****

 IL NULLA E L'ESSERE DELL'AMORE  

...Se l’amore dunque (o forse) ci attrae perché sfugge sempre ogni reale comprensione, allora l’amante esperto sa sottrarsi, sa togliere la propria immagine all’amante, si fa cercare, ché se fosse compreso davvero sino in fondo morirebbe, ai suoi occhi: il suo essere ne uscirebbe risucchiato. Così l’arte dello scrivere e del parlare, e del comporre suoni è un’arte di assenze, di silenzi. Come disse un grande amante dell’arte, il senso vero del quadro sta fuori dallo spazio angusto della cornice: il senso delle cose sta sempre là, oltre, non nelle cose mostrate, bensì in quelle che non sono state dette, che non saranno mai dette.  Il senso è mistero, è parola di silenzio ed è dunque, e anche, ombra nella luce. Amiamo il sapere in ciò che non sappiamo, e amiamo l’amante perché mai ci appartiene. ...

*****

 SEDICI POESIE SCELTE  

"Essere letti dà la stessa gioia del bere un vino
colore del rubino, spaccato dal sole
di un tramonto estivo,
quando la stagione ha già dato ogni frutto".
"Sissi è stata la mia cavalla. Minù la mia gatta.
Tutti i miei amori, loro si leggeranno".

*****



  LETTERA A DICEMBRE  

..."Cade già qualche piccolo fiocco gelato: dalla densità del cielo,
questa sarà una grande notte.
Da sempre, ho colloquiato con il cielo.
Abbiamo spesso, insieme, colloquiato con il cielo"
Ricordi?..."

*****

 LETTERA DA MONTECATINI TERME  
 
... Vorrei ritrovare, qui, fra quindici anni lo splendido sorriso che mi è entrato dentro.
Se succedesse, sarebbe tremendo. Ma lo vorrei comunque: con lei, la morte, è necessario essere chiari e coraggiosi.
E poi, in questo ultimo sole, chissà che tu non mi stia un po’ pensando: e basterebbe questo, forse, per affrontare la notte...



*****

 I VOLTI DEL SILENZIO  

..."Fuori, la notte piena le dice che il mondo di tutti è stato obbligato al sonno.
Dormono, per recuperare la forza di vivere le cose del giorno. Per potersi ripetere.
Vorrebbe piangere un po', magari per sentire il proprio piccolo lamento.
Ma non può farlo: lui si sveglierebbe e le chiederebbe il motivo. Lei, allora, dovrebbe dire che niente. Che, magari, lo ama". ...


*****

 PER UN NOSTRO NATALE  

Se fosse in musica, sarebbe un "improvviso".
Così, è un ricordo, una confessione, un piccolo gesto d'amore.

a G.

*****


LA BELLA CASTORINA NEL BOSCO  

"Qui, guardando le stagioni trascorse e trascorrenti del mio giardino,
il reale dovrebbe per me decadere,
come un dire impossibile, in attesa di una vecchiaia veloce;
ma così non è stato (fortuna, o condanna) perché ho volato "oltre, là"
dove scorre un Ruscello di Bosco,
dove Querce Antiche raccolgono la saggezza di Mondo
dove una breve, luminescente storia d’amore
attraversa Tempo, l’incalcolabile."

a G.


*****

Questo non è un racconto, se volessimo trovarvi una vera trama. È lo scorrere di “pensieri sparsi”, appunti sul vivere scritti da un personaggio che, qua e là, afferma di essere un vecchio attore di teatro.
 
Sin dall’inizio lo scrittore-protagonista si confronta con il puro e semplice esserci delle cose, di quelle attorno quanto di quelle che, dentro, gli sono diventate compagne intime, e il racconto è dunque tutto interiore, dove ogni capitolo è la breve meditazione sui temi profondi dell’esistere.
 
Tutti questi appunti trovano, nel finale, il desiderio di una forse possibile pace interiore.

SAGGISTICA

 VISIONI DALLA FILOSOFIA  

Di fronte all’urlo ogni filosofo dovrebbe posare la penna, e sospendere per un istante ogni scrivere: ché se non sa scrivere contro l’urlo, se non sa opporre un senso a ciò che si palesa nella più nuda assurdità, ogni filosofare è nullo. A volte è meglio tacere, piuttosto che pretendere senza forza possibile di riacquietare le vibrazioni dell’aria, quando l’urlo le abbia lacerate forse per sempre.
(dal paragrafo "Il grido e l’urlo")

"Il sorriso forse è, il luogo degli dei.
Non vi fu mai né bene né morte, lassù sul monte più alto
dove essi dimoravano tra le nubi mosse dal vento
costante di mare."
(dal paragrafo "Il sorridere")

 IL SINGOLO E IL SI DICE  

Alla ricera di noi stessi liberandoci dalla menzogna delle idee dominanti.
Con un'analisi sulle più ricorrenti menzogne umane.
L'ATTIMO FUGGENTE
studio filosofico sulla paradossalità della ragione e del tempo

INDAGINE SULL'AUTOCOSCIENZA
saggio filosofico sull’abitudine
ad essere noi stessi
 
*
 
e la possibilità di sorridere
di noi
IPOTESI DI STUDIO SUL PARANORMALE

Alla fine del libro il lettore avrà forse “scoperto” che il paranormale può diventare anche una nostra “abitudine” al pensiero paradossale di cui avremo parlato, e che dunque questo paranormale lo possiamo persino sviluppare: sarà l’abitudine a un pensiero in apparenza assurdo, ma paradossalmente anche produttivo.
 IL GIOCO DELLE CARTE VINCENTI  

"Il vivere visto come un gioco molto serio, in un eseperimento paranormale
tra la Fisica Quantistica e il pensiero del'antico Zen"



 GLI EVENTI FILOSOFICI  
Per  anni Mario Roccato è stato l'ideatore, il promotore e il conduttore di oltre quaranta eventi filosofici
con alcuni tra i più noti esponenti della cultura e della filosofia.
Tra di essi: Natoli, Sini, Cariolato, Giorello, Reale, Ferrari, Donà, Zecchi, Crepet,
Pasqualotto, Folin, Maggioni, Corsi, Givone...




RACCONTI PER IL CINEMA
La vicenda si svolge in un piccolo paese di pescatori, sulla scarna costa bretone. Protagonisti sono un vecchio pescatore ormai a riposo e un suo grande amico di gioventù, che ha poi fatto il sacerdote.
 
I due si incontrano dopo anni di separazione totale. Affiorano subito alcuni ricordi del passato comune e ormai lontanissimo. Il vecchio pescatore aveva rifiutato la richiesta del padre di iscriversi a Filosofia, adducendo la sua passione per il mare e la libertà assoluta delle notti al largo; l'amico è ora teologo e risiede in un Centro di Studi poco lontano.
 

Il pescatore rimane sconvolto quando una notte, in mare aperto per aiutare il nipote ancora inesperto si sofferma - non senza sorpresa - ad osservare l'agonia dei pesci pescati e gettati nelle ceste a morire. Iniziano qui i dialoghi serrati tra il pescatore e
Il pescatore rimane sconvolto quando una notte, in mare aperto per aiutare il nipote ancora inesperto si sofferma - non senza sorpresa - ad osservare l'agonia dei pesci pescati e gettati nelle ceste a morire. Iniziano qui i dialoghi serrati tra il pescatore e il sacerdote su domande tanto profonde quanto, forse, irrisolvibili: il vivere difronte al morire, le illusioni dinanzi al senso finale dell’esistere.         
Poiché il vecchio pescatore incontra inaspettatamente il suo primo, grande amore di gioventù - dal quale fu scaricato senza espliciti motivi - il dialogo tra i due uomini investe anche l'amore: che senso ha amare, se poi dovremo perdere anche l’amore? Se tutto, alla fine, è dominato dall’unica certezza della nostra fine?
Il teologo inizialmente ascolta, e sembra anche trasparire in lui l'ombra del dubbio sulla propria stessa fede. Ma poi invita l'amico a deporre la sua fredda razionalità e ad immaginare che tutto potrebbe ben avere un Senso, anche se ci appare così lontano, oscuro.
A tratti sembra farsi spazio nel pescatore una speranza, che non riesce però ad affermarsi.
Alla fine il vecchio pescatore sta morendo, e l'amico lo assiste.
Quando chiude gli occhi, il pescatore dice: "Forse...", con un mezzo sorriso. Il prete piange. forse, irrisolvibili: il vivere difronte al morire, le illusioni dinanzi al senso finale dell’esistere.         
Poiché il vecchio pescatore incontra inaspettatamente il suo primo, grande amore di gioventù - dal quale fu scaricato senza espliciti motivi - il dialogo tra i due uomini investe anche l'amore: che senso ha amare, se poi dovremo perdere anche l’amore? Se tutto, alla fine, è dominato dall’unica certezza della nostra fine?
Il teologo inizialmente ascolta, e sembra anche trasparire in lui l'ombra del dubbio sulla propria stessa fede. Ma poi invita l'amico a deporre la sua fredda razionalità e ad immaginare che tutto potrebbe ben avere un Senso, anche se ci appare così lontano, oscuro.
A tratti sembra farsi spazio nel pescatore una speranza, che non riesce però ad affermarsi.
Alla fine il vecchio pescatore sta morendo, e l'amico lo assiste.
Quando chiude gli occhi, il pescatore dice: "Forse...", con un mezzo sorriso. Il prete piange.

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Sofia e Paolo sono stati legati nel passato in una relazione d'amore.
Il racconto è lo svolgersi iniziale di un dialogo, ripreso timidamente tra loro dopo gli anni di una separazione totale. Un incontro casuale li porterà alla fine a incontrarsi. Sofia è ora sposata con un nuovo uomo – quello per il quale si era allontanata da Paolo - e sembra essere pentita della propria passata e brusca scelta.
Nello svolgersi troviamo tutta una serie di ricordi e di immaginazioni, dove passato e futuro sembrano alla fine sovrapporsi in un’unica realtà, che ha il sapore di un sogno continuo; ma anche il presente sembrerà sfuggirci, su piani inclinati e incrociati, e c’è allora una dimensione del reale che si misura solo con lo scorrere continuo del desiderio, del rimpianto e della colpa, e va infine a fondersi in una struggente malinconia.
Il testo scorre in un intreccio di relazioni dove emergono le verità e le menzogne che sempre accompagnano i rapporti di coppia.
I contenuti – diversamente che dal mio film “Scrivere un amore”[1] – presentano anche alcune scene a sfondo apertamente sessuale, che potrebbero apparire ruvide se considerate dal punto di vista di un superficiale conformismo; ma queste presenze esplicitano invece – a mio avviso e mi auguro con eleganza - la componente erotica che, inalienabile, sottende tutte le nostre scelte e, soprattutto, tutto l’esserci di ciò che poi chiamiamo “amore”.
Centrale è il tema della reiterata menzogna, che si presenta tanto spesso in una propria, quasi insuperabile necessità esistenziale.
Da questa necessità del mentire andranno a conformarsi equilibri che possiamo paragonare a veri e propri “contratti dell’amore”.



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Il racconto ha come personaggio centrale uno psicoanalista problematico e in crisi esistenziale. Tra i suoi pazienti incontra personaggi sposati, relazioni extra-coniugali, problematiche di relazione con gli altri e con se stessi. Il tema dell’amore è analizzato soprattutto nelle sue componenti di auto-referenzialità narcisistica, di slancio emotivo insopprimibile, di riscoperta di se stessi nella perenne lotta per se stessi. In queste tematiche, probabilmente, qualsiasi lettore potrà riscoprire una parte del proprio vissuto. Nell’intrecciarsi delle vicende personali dei diversi personaggi viene a porsi in luce il dramma esistenziale dello stesso psicoanalista che, già disilluso, subisce anche la morte tragica della ex-moglie. È a questo punto che, dismettendo i panni deontologici della professione, si confessa ai pazienti stessi, creando infine un’empatia che va oltre ogni meccanicistica analisi della Mente. Il racconto si conclude allora con una nota di speranza: che l’emozione d’amore – pur fondata su un inevitabile accentramento egoistico, e sull’auto-esclusione sociale nel concetto di una coppia ripiegata sopra se stessa - sia in sé impulso tanto inalienabile quanto meraviglioso, perché è forse l’unica vera forza che ci spinge a continuare nella ricerca di una sensatezza del nostro stesso vivere.

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Una coppia che decide - per un periodo di tempo - di limitare i reciproci contatti a soli messaggi telefonici. Si stabilisce dunque un dialogo a distanza dove le parole non saranno mai sufficienti per dire tutto di sé, lasciando sorgere angoli d’ombra e, infine di menzogna.
Una analisi spietata non solo sulla sostanziale incomunicabilità prodotta dalle nuove tecnologie, ma anche sulle “verità nascoste” di ognuno.
Un dialogo che giungerà a un riavvicinamento, ora più sostanziale, tra i due amanti.

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Tutto si svolge in una sola notte.     
Lucrezia, attrice, ha vinto un importantissimo premio cinematografico, che dovrebbe esserle consegnato la mattina del giorno dopo, ma sembrerebbe intenzionata a togliersi la vita.
La notte scorre lenta e scandita dal suono di una pendola a muro. Lucrezia riceve molte telefonate, cui non bada, e anche quella di un suo passato, grande amore, che lei ora rifiuta riattaccando. Giunge infine la chiamata di una giovane e inesperta giornalista che, a poco a poco, riesce a farsi accettare, persino a farsi ricevere in casa.
I dialoghi faranno emergere la disperazione profonda della protagonista, nella sua totale disillusione dinanzi a un mondo cinematografico arido, qualunquista e persino spietato; ma il suo dolore investe anche la sofferenza stessa del vivere.
Lo scambio profondo con la giovane giornalista - nonché l’intervento di un tecnico delle luci che le vuole molto bene - riusciranno a farle capire che le delusioni esistenziali del passato sono state anche fonte di ricchezza intima e profonda.
 Una singola notte, dunque, che può approdare ad una vera, intima catarsi, là dove l’attrice comprende che, a volte, anche un singolo e autentico atto d’amore può dare senso a un intero esistere.

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 LE OPERE  
  CINEMATOGRAFICHE   


www.scrivere-un-amore.it

per vedere il film
chiedere a mario.roccato@alice.it
vi sarà inviato gratuitamente con Wetransfer







per la cinematografia vedi anche



Mario Roccato
Via Acquanera 40a - 22100 Como
3386392113





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